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Siddharta Scuola | L’eredità dei poveri
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20 nov L’eredità dei poveri

È ormai evidente la confusione in cui è piombata la società attuale non riuscendo più a distinguere i termini ed i contenuti affettivi dalle leggi economiche e di mercato. In particolare mi riferisco all’uso che sempre più spesso si fa del denaro come surrogato di valori affettivi ed emozionali che non si riescono più ad esprimere. Un tale accavallamento di idee si è potuto generare solo in seno ad una civiltà industriale che dopo aver individuato esigenze ed usufruito dei benefici della tecnologia, non è più riuscita a contenere gli effetti talvolta esasperati che la produzione industriale ha avuto sui valori umani. Questi ultimi valori si sono quasi persi, sostituiti sempre più a quelli economici (dare soldi ai figli diventa un po’ come coccolarli). La produzione dell’oggetto utile, dell’utensile o del servizio, si è convertita esclusivamente in un sistema di produzione di soldi facendo perdere di valore, al prodotto erogato in partenza. Di qui la prima forma di confusione che porta l’individuo a porsi il problema dell’essere, realizzando, alla luce di quanto detto, che: “non sei più ciò che sei, ma quanto hai”. Di conseguenza la preoccupazione di cosa lasciare ai nostri figli, è diventato, non più un’eredità in termini di valori umani utili a sostenere l’interiorità e la pienezza delle nuove generazioni, ma piuttosto un quantum economico, una dote misurata in soldi ed in benessere materiale. In questo quadro l’aspetto interiore occupa un posto sempre meno incisivo creando un vuoto che l’uomo esige sempre più di colmare. Il paradosso è che anche il sistema di recupero di valori interiori, in parte rappresentato dalla New-age, rischia di rientrare nel mercato e nel business, attraverso la vendita di prodotti e servizi più o meno validi e attendibili. Tali servizi pretendono di redimere l’uomo dalla sua corsa verso una dimensione esasperatamente materiale, ma d’altro canto, il rimedio stesso proposto, rientra a pieno nel sistema di mercato e di mercificazione che produce sempre meno valori interiori.

Il mercato del benessere

Massaggi, yoga, macchine per il relax, terme, centri, corsi, olii, pietre, colori, unguenti e altre cose inventate all’occorrenza. Possono tutte queste cose diventare una maniera di manipolare l’individuo nel proprio bisogno di benessere, riuscendo a propinargli qualsiasi forma di prodotto? Il nostro messaggio può essere quello di stare attenti e lasciarsi guidare dal buon senso nello scegliere il sistema più idoneo per ritrovare il proprio equilibrio, che spesso non è custodito in nessun altro metodo, macchinario o sistema o altro se non nel risveglio di se stessi e nel restare con i piedi per terra. Ognuno di noi ha perso qualcosa che ora risiede in un angolo buio e nascosto del proprio essere, dove non vi è più luce e dove non vi è altro sistema che reilluminarlo.

Lo psicosomaspirito

Lasciare che l’anima emerga
C’è in ognuno di noi un sentimento coperto forse da un comportamento o da un atteggiamento. A volte la percezione di questo sentimento profondo ci rende più sensibili del necessario rispetto al giudizio ed al confronto con gli altri. Questo è il momento di far emergere qualcosa da noi. Qualcosa che valorizzi il nostro vero essere senza più timore di un giudizio che possa svalutarci.
Il valore psicosomatico, che intende in un certo senso riscattare questo sentimento si arricchisce di una valenza spirituale. Mens sana in corpore sano si completano se integriamo una cultura dello spirito. Il senso psicosomatico, ormai acquisito in ambito medico e terapeutico è destinato ad avere una sua evoluzione. Ciò condurrà verso vissuti sempre meno legati, in modo esclusivo, alla mente o al corpo ma legati anche all’anima ed allo spirito.

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