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Siddharta Scuola | Benessere, sanità e crisi, nell’ottica dell’integrazione del corpo bioenergetico
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26 nov Benessere, sanità e crisi, nell’ottica dell’integrazione del corpo bioenergetico

Di Guglielmo De Martino:

Il corpo ha, nell’immediato, una connotazione meccanica ed esteriorizzata, ma in realtà, durante tutto il ciclo evolutivo, si sforza di essere vissuto all’interno di se stesso attraverso un immagine costruita, che man mano componiamo e che non sappiamo quando corrisponda a quella vista dagli altri ed a quella osservata da noi stessi avanti ad uno specchio. Il corpo percepito dall’interno è carico di emozioni, tra impulsi biologici e aspirazioni spirituali che si esprimono in un via vai di fantasie, di come vorremmo essere e di come si è fissata la nostra immagine nel cervello, in un dato momento significativo della nostra esistenza.Nel cervello portiamo la fotografia o i fotogrammi del nostro corpo. È proprio la rivisitazione di questo corpo interno, pensato, che da vitalità ed energia all’individuo. Senza darci questa possibilità di rivedere il nostro corpo in incessante mutazione, ma fissandolo così come appare dal di fuori, anche a noi stessi, trattiamo il corpo come un groviglio inerte di fili, snodi, congegni e funzioni utili solo ad agire su un piano di realtà, di cose da fare e disfare. Quello della vita interiore, immaginativa e pensante del corpo, del suo linguaggio specifico, è frutto  dell’esperienza immagazzinata in anni di vita, ancora oltre ogni facoltà cerebrale e cognitiva. Questo è un tema intrigante come qualsiasi mistero e meraviglia della natura. Quando è percepito dall’interno, il corpo esprime una moltitudine di immagini, proiezioni, identificazioni di un corpo pensato a misura di cosa e di come abbiamo vissuto, di come immaginiamo di essere e come desideriamo essere. Poi tutte queste parti pensate, operano assieme tentando di dialogare e di ricomporsi in una sola forma fisica sempre nuova e originale. Ora siamo forti, poi deboli, poi belli e poi brutti, gradevoli e sgradevoli, capaci o meno e così via in base alle sensazioni, alle identificazioni e alle proiezioni del nostro io corporeo. Questo è sempre accaduto, passo dopo passo, durante la nostra vita, da bambini ad oggi. In relazione alle nostre esperienze, alle nostre idee maturate e relative anche alla cultura, ai miti e  quant’altro, immaginiamo di avere un corpo adeguato al pensiero ed agli accadimenti del momento. A questo punto possono convivere  il corpo immaginato e quello reale, l’essere oggettivo e soggettivo, materiale e incorporeo, formale e informale,   che coabitano, come in uno stesso antro. L’uomo ha da sempre pensato il suo corpo. È così è stato narrato con vari linguaggi artistici. Dalla scultura alla pittura, dai graffiti, ma anche nelle fiabe nei fumetti. Le più imponenti sculture dalle forme esaltate, i miti sovra umani, i dipinti ricchi di colori e sfumature atte a rappresentare corpi al limite del realismo, ed ancora gli elfi, le fate, gli gnomi e le creature infinite dell’iconografia di tutte le parti del mondo e delle epoche più antiche, mostrano come l’uomo da sempre ha trasfigurato il corpo, cercando di mostrare tutti gli aspetti possibili e inimmaginabili di se. Possiamo dire, a questo punto, che l’uomo cerca di contemplare insieme e nel contempo vari modi in cui si riconosce, attraverso variegate forme in cui si rappresenta, partendo dalla forma fisica più oggettiva fino alle traslazioni mentali che lo trasfigurano. Ma, al di la dell’iconografia, pensiamo analogamente anche alle posture che si assumono e che diventano spesso atteggiamenti permanenti che rispecchiano stati d’animo e condizioni interiori. Il corpo cambia aspetto anche quando tenta di  uniformarsi, o tenta di adattarsi all’ambiente e ai nostri pensieri. Le riflessioni espresse indurrebbero in qualsiasi uomo dallo spirito curioso, a cercare il suo corpo vero, quello più legato alle origini rispetto a quello adattivo, immaginato, pensato e mentale. Ovviamente è sempre di un unico corpo che si parla, il nostro, ma raffigurato, immaginato e trasposto in più modi, in relazione al nostro stato mentale. La ricerca è dunque quella di ricomporre il nostro corpo partendo da una molteplicità  di rappresentazioni legate alle condizioni di vita trascorse ed attuali. Come per il brodo primordiale che è stata la fonte della vita nell’universo, così il composto originario di materia organica da cui prende forma il corpo è la fonte da cui attingere per ritrovare un identità, un identità corporea oltre il corpo pensato. Rivedere questo composto originario richiede un lavoro costante dove il corpo diventa fonte di emozione, sentimento, percezione, e l’analisi non può fermarsi al dato pregiudiziale dell’aspetto fisico, e dovrebbe indagare i confini e le espansioni immaginative, oniriche e originali dello spirito che lo animano. Senza questo lavoro qualsiasi intervento curativo o preventivo è poco efficace. Così che rimaniamo insoddisfatti e malati nell’anima anche nel benessere apparente, quando tutti gli apparati e le funzioni fisiche sono o sembrano sane, ma sentiamo c’è sempre qualcosa che non va. Oltre tutto non dovremmo valutare il benessere  o il malessere  solo rispetto alla nostra situazione sociale o economica. Certo queste sono delle variabili importanti ma non le uniche. Nel periodo di crisi economica, crisi anche di dolore e sofferenza, mi piacerebbe citare l’economista indiano Amartya Kumar – (Prof. presso le univ. di Calcutta (1956-58) e di Delhi (1963-71), alla London school of economics (1971-77), univ. di Oxford (1977-88), Harvard (1987-98), Cambridge (1998), dove è stato master del Trinity College (1998-2003) – ha fornito importanti contributi in vari settori, come l’economia del benessere e le tecniche di misurazione economica del reddito nazionale reale, la povertà, l’ineguaglianza, la disoccupazione. Per i suoi studi, nel 1998 gli è stato conferito il premio Nobel per l’economia. In particolare, Amartya Kumar ha ridefinito i concetti di povertà e ricchezza ed elaborato una teoria sul benessere diffuso, valutato in base a un vasto insieme di parametri che tengono conto, oltre che dell’insieme quantificabile di beni materiali, anche della qualità della vita. Egli ci inviterebbe a non considerare come indice di ricchezza il PIL – prodotto interno Lordo, dunque  non basare la crisi e il benessere solo sulla redditività  e sugli indicatori di produttività, ma piuttosto utilizzare come indicatore anche i livelli di salute e qualità della vita – ISI indice di Sviluppo umano. Non volendo neanche sostituire ma affiancare, il PIL con l’ISI, è evidente come sia arrivato il momento di lavorare ad un nuovo progetto di vita. Ora, oltre le questioni di carattere storico, sociale e politico, l’uomo, il corpo e l’equilibrio psicofisico, diventano centrali per poter ottenere, non solo uno stato di benessere individuale, ma anche globale. Ancora, potrebbe cambiare la visione di numerosi scritti di carattere clinico e  offrirci un panorama ben più ampio del trattamento medicalizzato e farmacologico di molti stati di sofferenza. I disturbi affettivi, la depressione, la schizofrenia, il narcisismo, il borderline ed altro, fermo restando l’eventuale necessità del trattamento medico, includerebbero, in una nuova visione,  un lavoro corporeo bioenergetico. L’organizzazione mondiale della sanità ha infatti assunto il dato di fatto che per affermare il benessere di un individuo non è sufficiente solo il dato clinico, ma lo stato della qualità della vita. Il nostro corpo è ricco di pensieri che sembrano partire dal cervello e dai suoi impulsi, ma i pensieri e gli stati d’animo condizionano e danno forma al corpo ed ancora c’è lo rappresentano così come il nostro immaginario vuole, in relazione alla nostra storia. Cambiare l’immagine proiettiva del nostro corpo, avere a che fare con le sensazioni che esso ci rimanda, ci fa ricostruire un corpo nuovo, nuovamente sentito e percepito rispetto a quello pensato, e questo diventa un viaggio utile alla conoscenza di se per il cambiamento. Se qualcosa cambia nel nostro modo di pensare e di comportarci, cambia qualcosa nel corpo e viceversa. Il cambiamento è il prodotto  di un rapporto reciproco tra mente e corpo. Lo spunto per riflettere anche sul valore del cambiamento nella relazione con gli altri.

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